Marsden Hartley ha dipinto l’occultamento dentro la commemorazione. Le sue prime tele berlinesi trasformano l’uniforme di un ufficiale prussiano in elegia: una Croce di Ferro, un numero scarabocchiato, iniziali impresse nell’olio al posto di un nome che non poteva scrivere apertamente, una devozione per Karl von Freyburg leggibile solo da occhi fluenti nella sua grammatica privata. L’arte di Marsden Hartley nata in questo periodo porta avanti quel primo atto di cifratura: desiderio queer contrabbandato attraverso insegne militari, una pittura di elegia di guerra che l’occhio non allenato scambia per pura frattura cubista.
Spostalo di vent’anni in avanti, verso la costa del Maine, e la cifratura sopravvive in un registro nuovo. Lo studio della figura maschile sostituisce il codice militare: pescatori e atleti dipinti con un calore che la scultura classica riservava un tempo agli eroi, quadri omoerotici per una stanza che non ha bisogno di confessioni per registrare l’attrazione sulla tela.
Il regionalismo del Maine, filtrato dalla mano di Hartley, smette di registrare gli uomini che pescano aragoste e comincia a studiare il desiderio vestito da osservazione. Le stampe d’arte di modernismo queer raccolte qui seguono un’unica corrente, dal colletto di un soldato alla spalla nuda di un nuotatore.
Metti il percorso fianco a fianco: la figurazione modernista americana accanto al circolo di Stieglitz che le diede per primo una parete di galleria, la pittura di simbolismo queer in codice accanto a una baia atlantica rocciosa che non nomina mai apertamente. Non ha mai avuto bisogno di etichettare niente di tutto questo come il desiderio non detto tra uomini... la pittura parlava per lui.