Dipinse uomini incatenati, levitanti, trafitti da energie astratte: ogni posa codificata con masochismo spirituale, etica nietzscheana e teatralità omoerotica. La sua arte pullulava di nudità mitica, classicismo decadente e sublimazione queer, confondendo l'erotico e il metafisico con precisione anatomica.
Come illustratore dei poemi epici orientalisti di Karl May, ha mascherato il desiderio gay di eroico esotismo, trasformando la fantasia coloniale in un’autobiografia nascosta. Pubblicamente parlava di estetica e di metafisica. In privato, amava gli uomini, viveva con aria di sfida e ha creato un lessico visivo strano molto prima che la “visibilità” diventasse una politica.
L’eredità di Schneider si irradia attraverso conversazioni sulla mascolinità queer, sullo Jugendstil tedesco, sulla pittura simbolista e sulla politica del corpo come ideogramma. I suoi nudi rimangono incrollabili: allegorie gloriose, contorte e nascoste.