Il lavoro pionieristico di Von Gloeden nel foto-romanticismo fondeva iconografia ellenistica, desiderio omoerotico e tecniche a fuoco morbido in quadri messi in posa di efebi, drappeggiati di pelle di capra e alloro. La villa di Gloeden divenne insieme salotto e santuario, e attirò élite europee in cerca di una fuga illecita sotto le spoglie del pellegrinaggio culturale.
Anche se la sua arte fu in seguito censurata come «degenerata» sotto il fascismo, oggi è riconosciuto come figura fondativa della cultura visiva queer. Le sue stampe all’albumina — che fondono estetica greco-romana, fotografia erotica e narrazione visiva mediterranea — hanno riformulato il nudo maschile come resistenza e come fantasticheria.
Oggi l’eredità di von Gloeden vive in tutta la storia dell’arte queer, con le sue immagini mitiche che illuminano come desiderio, classe e immaginario classico siano convergiti nella Sicilia fin-de-siècle.